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Un giovane ricercatore federiciano scelto dall’ESA per studiare l’iper-gravità

Il progetto di Marco Franciosi dai laboratori del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche all’Agenzia Spaziale Europea

centrifuga

Un progetto di ricerca dedicato allo studio degli effetti dell’iper-gravità sulle cellule umane porterà un giovane talento dell’Università Federico II nel principale centro di ricerca e sviluppo tecnologico dell'ESA, nei Paesi Bassi, dove vengono progettati, testati e sviluppati quasi tutti i veicoli spaziali, i satelliti e le tecnologie dell'agenzia.

E' Marco Franciosi, 29 anni, ricercatore federiciano del gruppo di lavoro coordinato dal professor Paolo Maiuri presso il Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche, autore di un progetto che è stato selezionato per accedere alla prestigiosa facility ESA in Olanda.

Il progetto di ricerca sarà sviluppato tra settembre e novembre 2026 presso il centro ESA-ESTEC di Noordwijk, uno dei principali poli scientifici dell’Agenzia Spaziale Europea. L’obiettivo dello studio è comprendere in che modo le cellule dei mammiferi modificano e adattano il proprio volume quando vengono sottoposte a variazioni della gravità.

Per realizzare questo importante studio, Marco Franciosi ha ottenuto due prestigiosi finanziamenti internazionali. Il primo arriva dal programma ESA-CORA, che garantirà l’accesso alle facility sperimentali dell’Agenzia Spaziale Europea, compreso l’utilizzo della Large Diameter Centrifuge (LDC), una gigantesca centrifuga capace di simulare condizioni di iper-gravità fino a venti volte superiori a quella terrestre. Il grant coprirà inoltre supporto tecnico e materiali di laboratorio necessari agli esperimenti.

A questo riconoscimento si aggiunge anche una EMBO Short-Term Fellowship assegnata dall’European Molecular Biology Organization, che sosterrà le spese di viaggio e permanenza del ricercatore durante il soggiorno nei Paesi Bassi. 

Il lavoro di Marco Franciosi si inserisce nel campo della meccanobiologia, disciplina che studia il modo in cui le cellule rispondono agli stimoli fisici. Le sue attività di ricerca integrano biologia cellulare, biofisica e tecniche di microscopia avanzata per analizzare come le cellule reagiscono ai cambiamenti dell’ambiente circostante.

Il percorso accademico del giovane ricercatore è iniziato a Napoli, dove si è diplomato con il massimo dei voti presso l’ITIS “Augusto Righi” di Bagnoli. Successivamente alla Federico II, ha conseguito con lode sia la laurea triennale in Biologia sia la laurea magistrale in Biologia Molecolare. Ha poi ottenuto il dottorato di ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare lavorando nel laboratorio della professoressa Caterina Missero al CEINGE.

Il progetto che sarà sviluppato all’ESA-ESTEC rappresenta una sfida scientifica di grande interesse anche per il futuro dell’esplorazione spaziale. Comprendere come le cellule vivono e si adattano ai cambiamenti di gravità è infatti fondamentale per preparare le future missioni spaziali e tutelare la salute degli astronauti durante lunghi periodi nello spazio.

Grazie alla Large Diameter Centrifuge dell’ESA, i ricercatori potranno osservare in tempo reale come le cellule cambiano forma, volume e organizzazione interna quando vengono sottoposte a livelli controllati di iper-gravità. L’integrazione tra questa tecnologia e innovative tecniche di imaging permetterà di ottenere nuove informazioni sui meccanismi biologici che regolano l’adattamento cellulare.

I risultati dello studio potrebbero avere importanti ricadute non solo per la biologia spaziale, ma anche per la ricerca di base e per la comprensione di numerosi processi cellulari legati alla risposta agli stimoli fisici.


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