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Vesuvio: una furia implacabile

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Un'eruzione lunga 32 ore, 12 impulsi di una colonna eruttiva che oscillava nel tempo, 17 correnti piroclastiche e un crescendo di violenza che ha sepolto Pompei sotto metri di cenere e lapilli: le ultime ricerche guidate dal vulcanologo Claudio Scarpati dell'Università degli Studi di Napoli Federico II riscrivono la cronologia del disastro vesuviano del 79 d.C.. Il New York Times, attraverso un articolo di Franz Lidz, ha riportato il resoconto di due studi  scientifici (studio 1, studio 2) pubblicati sul Journal of the Geological Society che riscrivono la storia dell'eruzione.

L'analisi dettagliata delle stratificazioni attorno al Vesuvio rivela un'eruzione più complessa e devastante di quanto immaginato. Durante le prime 17 ore, Pompei è stata ricoperta da pomici provenienti dalla colonna eruttiva, che oscillava tra i 15 e 34 km di altezza come una gigantesca fontana attraverso 12 distinti impulsi. Poco dopo le 7 del mattino, la tredicesima e più letale corrente piroclastica si è riversata per nove ore sulla pianura fino ai Monti Lattari. A Pompei, molte vittime state soffocate dalla cenere, sepolte in questo strato.

Nessun resto umano è stato trovato negli strati successivi al tredicesimo, suggerendo che la devastazione del mattino non lasciò superstiti. L'eruzione termina alle ore 20 del secondo giorno. Come conclude il NYT la storia geologica dell'eruzione sembra essere stata davvero scolpita nelle rocce.

 


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