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'A che bello caffé': MeetMeTonight nei poli universitari penitenziari

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Il Coordinamento Nazionale dei Poli Penitenziari Universitari (CNUPP) prende parte all'edizione 2020 della "Notte europea dei ricercatori in Italia", un'iniziativa promossa dalla Commissione Europea fin dal 2005 e che vedrà quest'anno coinvolti in Italia 7 progetti per un totale di oltre 80 città.

L'Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha promosso e realizzato il polo universitario campano, partecipa con altre 4 Università al progetto "MeetmeTonight con 'A che bello caffé": riflessioni sulla ricerca, la conoscenza e il contributo di queste dimensioni al miglioramento della vita dei cittadini e all'integrazione dei detenuti.

L'iniziativa avrà la forma del caffé letterario a distanza dando vita ad un dialogo tra ricercatori, detenuti iscritti alla Federico II collegati su Teams e operatori della giustizia e del campo penitenziario.

Un gruppo di ricercatori federiciani impegnati nel Polo presenterà i risultati di numerose ricerche che hanno interessato in questi anni il campo delle carceri e l'esperienza della didattica negli istituti penitenziari. Si porterà l'attenzione sul valore della ricerca e della conoscenza.

I docenti del Polo Penitenziario dialogheranno con gli studenti reclusi nel Reparto Mediterraneo e con gli operatori dell'Amministrazione Penitenziaria. 

Interverranno il Rettore Matteo Lorito, la Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli Adriana Pangia, il Garante dei Detenuti della Campania Samuele Ciambriello e la Direttrice dell'Istituto di Secondigliano Giulia Russo.

Coordinerà la professoressa Marella Santangelo, Delegata del Rettore al Polo Universitario Penitenziario, introdurrà il professore Giacomo Di Gennaro, membro del Gruppo Terza Missione della CNUPP.

'Il Polo Universitario Penitenziario dell'Università Federico II è un'iniziativa che vede il più grande Ateneo del Mezzogiorno farsi costruttore di giustizia sociale e promotore della dignità dell'uomo, alla quale in alcun modo e per nessun motivo si può derogare - ricorda la professoressa Santangelo -. La funzione rieducativa della pena, richiamata dal dettato costituzionale, deve divenire una fase costruttiva nella vita di coloro che hanno commesso degli errori e l'istruzione universitaria può essere uno strumento eccezionale per ricostruire la propria dignità perduta e costruirsi un nuovo e inaspettato futuro.

‘La centralità - sottolinea il professore Di Gennaro, - è data dalla consapevolezza che se la sostenibilità sociale implica il diritto di vivere in un contesto che possa esprimere le potenzialità di ogni individuo, l'Università contribuisce alla realizzazione di questo obiettivo anche nel complesso mondo della detenzione. Obiettivo è discutere come ricerca e conoscenza siano in grado di giocare un ruolo importante nel rendere la privazione della libertà rispettosa dei diritti fondamentali e proiettata verso il positivo reinserimento sociale, come imposto dalla Costituzione'.
 

L'incontro, registrato, andrà in onda all'interno del Format nazionale di MeetMeTonight il 27 novembre giornata europea della ricerca.

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