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Briciole di pane
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Briciole di pane
Jezabel al Teatro Mercadante
A ridosso del debutto in prima nazionale a Cormòns del 31 gennaio scorso, giunge al Teatro Mercadante – su produzione dei teatri Stabile di Napoli e Stabile di Verona – da martedì 11 a domenica 16 febbraio 2020 lo spettacolo Jezabel, tratto dall'omonimo romanzo di Irène Némirovsky pubblicato nel 1936 e uscito in italiano nel 2007.
Si tratta della prima messinscena teatrale di questo capolavoro della scrittrice ucraina morta nel 1942, trentanovenne, nel campo di concentramento di Auschwitz dove era stata deportata in quanto ebrea.
Con la regia di Paolo Valerio e nell'adattamento di Francesco Niccolini, ne è protagonista, nel ruolo di Jezabel, Elena Ghiaurov, con Roberto Petruzzelli (presidente della giuria / Mark Forbes), Leonardo De Colle (conte Aldo Monti / Claude-Patrice Beauchamp), Francesca Botti (Flora Adèle Larivière / Carmen Gonzalès), Sara Drago (Jeannine Percier / Lily Ferrer / Thérèse Beauchamp), Giulia Odetto (Marie-Thérèse / Eugénie), Jozef Gjura (Constantin Slotis / Olivier Beauchamp / Bernard Martin) e Sabrina Reale al piano.
Lo spettacolo si avvale dei movimenti di scena di Monica Codena, delle scene di Antonio Panzuto, dei costumi di Luigi Perego, della consulenza luci di Luigi Saccomandi e delle musiche di Antonio Di Pofi.
Sette lingue parlate perfettamente. Diciassette romanzi tutti tradotti in italiano. Idem i racconti, tutta narrativa d'alto livello, come i romanzi. Una laurea alla Sorbona col massimo dei voti a ventuno anni. Due figlie dopo il matrimonio con un ingegnere russo innamoratissimo di lei. Questo, in sintesi, il ritratto di Irène Némirovsky. Nata in Ucraina, l'aveva scampata una prima volta nel 1918, quando lei e la sua famiglia, con la nascita della Repubblica Sovietica, erano fuggiti da Mosca e si erano rifugiati in Svezia. Dopo la deportazione di Irène in Germania il marito, Michel Epstein, mosse mari e monti per salvarla. Invano. A Parigi dove vivevano, i nazisti arrestarono anche lui. Deportato ad Auschwitz, vi morì un mese dopo. Tenute nascoste presso degli amici fin dal 1939, riuscirono a salvarsi le due loro figlie Élisabeth e Denise. Grazie a loro l'opera omnia della madre è stata salvata.
La vicenda di Jezabel inizia nell'aula di tribunale in cui la protagonista è sul banco degli imputati accusata dell'omicidio del suo giovane amante ventenne. Viene così ripercorsa la storia tormentata e romantica di una sessantenne ancora molto bella che ha vissuto più matrimoni, che ha superato il lutto della morte della figlia ma che non ce la fa ad accettare il dramma per lei più grande: quello d'invecchiare. Il terrore dell'età che avanza e la giovinezza che scema insieme alla possibilità di essere sempre al centro dell'attenzione stanno alla base di Jezabel: quasi un parallelo con la nostra società attuale che dà grande importanza all'immagine.
Come nel romanzo, una delle componenti dello spettacolo è il ballo. Jezabel, da quando diciottenne appare per la prima volta a una festa danzante, fino all'epilogo, non smetterà mai di ballare.
Redazione
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