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Roberto Mango designer 1950_1968

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Lunedi 9 aprile alle 15 presso la Saletta Rari della Biblioteca di Area Architettura a Palazzo Gravina si terrà la tavola rotonda su Roberto Mango designer 1950_1968. Nel tempo delle grandi innovazioni. L'incontro è collegato alla mostra su Roberto Mango, curata da Ermanno Guida, in corso di svolgimento al primo piano di Palazzo Gravina.

Interverranno Mario Losasso, Direttore del Diarc Dipartimento di Architettura, Alessandro Castagnaro, DiARC, Giovanni Menna, DiARC, Alfonso Morone, DiARC, Anty Pansera, Storico del design, Massimo Perriccioli, DiARC, Nicola Spinosa, Storico dell'Arte.

Sono esposti i primi lavori della carriera professionale di Roberto Mango, quelli maggiormente significativi e intensi, quelli degli anni della sua esperienza statunitense e di quelli immediatamente successivi, prima del suo pieno coinvolgimento nell'insegnamento universitario e per la costituzione della scuola di specializzazione post laurea dedicata al design, oltre che nella ricerca teorico-sperimentale e nella esemplificazione metodologica del "fare". Da quel momento il distacco dall'attività di progettista e di protagonista nello scacchiere nazionale e internazionale è totale, e le motivazioni sono da rinvenire nel repentino mutare degli scenari nei quali il design risultava sempre più compreso nell'ambito della estetica e della morfologia, tanto al livello del prodotto, quanto della visione del contesto in cui il progettista ne concepiva l'utilizzo.

Sono in mostra: la lampada a schermo parabolico per il concorso MoMA, alcune delle variazioni sul tema della seduta a cono, la poltroncina a compasso per la Wiener e quella per il negozio di calzature Ferragamo di Piazza dei Martiri, alcuni dei vassoi e coppe di ceramica e alcune piastrelle prodotte per differenti aziende, i modelli di studio per la progettazione di posate in argento per la Reed & Barton, oltre ad alcune tra le tante cover per la rivista Interiors rappresentative del suo impegno di grafico.

I materiali in esposizione sono in gran parte i medesimi della mostra (Fuori dall'ombra, nuove tendenze nelle arti a Napoli dal '45 al '65) di Castel Sant'Elmo tenutasi nel 1991, da lui stesso selezionati e ordinati, così come lo sono le nove tavole di compendio del proprio curriculum.

Unitamente a questi lavori, sono qui raccolti insieme alcuni altri prodotti che sono patrimonio della storia del Design Moderno e che hanno costituito per la loro esemplarità i presupposti per la formazione di intere generazioni, Mango compreso, dalla Bowl Chair di Lina Bo Banti, alla Fauteuil à dossier basculant di Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, alla poltroncina Wassilly di Marcel Breuer, alla seduta di Don Knorr vincitrice della  International Competition for Low-cost Furniture Design bandito nel 1948 dal Museum of Modern Art in New York, alla BKF Chair di Antonio Bonet i Castellana.

Mango rappresentava quella prima generazione di architetti maturata e temprata nel clima del secondo dopoguerra, per i quali la essenzialità e il soddisfacimento del bisogno costituiva una priorità assoluta, non derogabile o eludibile, laddove le complesse problematiche che presiedevano al progetto dovevano, per definizione, essere ricondotte a gesti essenziali, depurati da ogni sovrastruttura o compiacimento gratuito e ininfluente. Andare oltre lo Streamlining  Le sedie, i tavoli, le lampade, i frigoriferi, prima ancora di essere un bene di consumo dovevano essere un bene d'uso, dovevano concorrere al soddisfacimento di una condizione minima di vivibilità; dovevano essere economici, componibili, affidabili e durevoli. Erano da recuperare le risorse (poche e approssimative) disponibili nell'intorno e, nello stesso tempo, era da recuperare il know how maturato nel lungo tempo della parentesi bellica, costituito da nuovi materiali, da inedite tecniche e tecnologie produttive. Roberto Mango, seppure a diverso titolo e modi, tra il 1949 e il 1968, tra esperienze professionali, ricerche e collaborazioni, è osservatore e testimone dell'operare di personaggi impegnati in questa azione di recupero che corrispondevano ai nomi di Charles Eames, Richard Buckminster Fuller, Raymond Loewy, Walter Gropius, Mies van der Rohe, George Nelson, Alexander Girard, Romualdo  Giurgola.  Svolge in quegli anni attività didattica alla Princeton University, alla Columbia University, Pratt Institute di New York, alla Graduate School of Design di Harvard. È corrispondente, negli anni della formazione negli States e successivi, della rivista Domus e quindi in contatto fattivo con Giò Ponti. Collabora con il MoMA di Edgar Kaufmann Jr., con la Triennale di Milano, con l'ADI (Associazione per il Disegno Industriale) e con le nascenti industrie che corrispondevano ai nomi di Arflex, Tecno, Poltronova, Gavina.

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