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Scoperto un eccezionale manufatto d'arte cretese in Calabria

Scoperto un eccezionale manufatto d'arte cretese in Calabria

Siamo a punta di Zambrone in provincia di Vibo Valencia. Questo promontorio che si protende sul Tirreno tra Tropea e Briatico era finora noto soprattutto per la sottostante spiaggia della ‘Marinella', una delle più belle e incontaminate della Calabria. Dal 2011 si va imponendo all'attenzione anche per un progetto internazionale di ricerca archeologica, condotto dal professore Marco Pacciarelli dell'Università degli Studi di Napoli Federico II – che aveva già condotto nel 1994 un primo scavo del sito per conto della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria – e dal dottor Reinhard Jung dell'Università di Salisburgo.

Lo scopo della ricerca è quello di indagare il ruolo storico che i rapporti con il mondo miceneo e minoico hanno avuto per l'emergere della civiltà complesse nella penisola italiana. Le richieste di finanziamento presentate alle istituzioni di ricerca italiana – Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca (PRIN: progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) e Università di Napoli Federico II – e austriaca (Fondo per la Promozione della Ricerca Scientifica dell'Austria) sono state entrambe accolte e così dal 2011 il progetto ha preso avvio, inizialmente con una campagna di prospezioni geofisiche. Queste ultime, eseguite dalla ditta Eastern Atlas di Berlino, hanno confermato la presenza di un fossato difensivo (in parte individuato già da un precedente scavo nel 1994) della lunghezza di 80 metri, che fortificava l'intero lato accessibile del promontorio, sul quale sorgeva il centro abitato dell'età del bronzo. Questa impegnativa opera scavata nella dura roccia granitica era certamente unita a una fortificazione in pietrame, di cui sono emerse alcune tracce. L'enorme lavoro compiuto nell'età del bronzo per difendere il promontorio si giustifica solo con un suo ruolo molto importante quale scalo marittimo.

Grazie anche al supporto della Soprintendenza per Beni Archeologici della Calabria, e in particolare del Soprintendente Simonetta Bonomi e del funzionario Silvana Iannelli, ha potuto prendere avvio un ciclo triennale di scavi archeologici. La prime due campagne si sono svolte tra fine agosto e inizi ottobre 2011 e 2012, e una terza campagna si avrà nello stesso periodo nel 2013.

I risultati appaiono di grande importanza, e rivelano un quadro storico del tutto nuovo. I rapporti con il mondo miceneo sembravano finora concentrati durante il Bronzo recente soprattutto nel Basso Adriatico e nello Ionio, mentre nel Tirreno si pensava fossero stati molto limitati. In realtà, negli strati di riempimento del fossato di Punta di Zambrone, oltre a una grande quantità di manufatti locali, sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramiche micenee tornite e dipinte, prodotte in Grecia e importate via mare tra XIII e XII secolo a.C., perline di collana in vetro o faïence (materia vetrosa opaca) anch'esse provenienti dall'area egea, e oggetti in metallo.

Negli stessi strati è stato rinvenuto nel 2012 un oggetto assolutamente unico ed eccezionale, la più antica rappresentazione della figura umana con caratteri naturalistici finora trovata in Italia (e in tutto il Mediterraneo occidentale). Si tratta di una statuetta realizzata in avorio di elefante, una materia prima molto pregiata che proveniva dall'Asia o dall'Africa. Benché piccola, è una vera e propria opera d'arte, realizzata secondo i canoni della civiltà minoica dell'età dei Nuovi Palazzi (dal XVII al XV secolo a.C.). La scultura raffigura un uomo in piedi, con la gamba destra
leggermente avanzata, il torso inarcato all'indietro e i pugni poggiati sui due lati del torace. La figura è nuda, ad eccezione di un'alta cintura in vita e un succinto perizoma. Il tipo iconografico, noto a Creta in esemplari in terracotta, bronzo e pietra fin dall'età dei Primi Palazzi (XX-XVIII sec. a.C.), poi a partire dall'età dei Secondi Palazzi anche in avorio, è stato in diversi casi ricondotto alla raffigurazione di una divinità, e vi è stata riconosciuta una vera e propria immagine di culto. Secondo Marco Pacciarelli e Reinhard Jung, autori dell'incredibile scoperta, statuette di tale eccezionale fattura, per di più con un tale valore simbolico e religioso, già rare a Creta e in Egeo, erano fino al ritrovamento di Punta di Zambrone del tutto assenti in altre zone del Mediterraneo occidentale; la scoperta apre, dunque, interrogativi interessanti sull'origine e il significato di tale straordinario reperto, e potrà rappresentare una chiave per scrivere nuove pagine della storia del Mediterraneo.


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