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Francesco de Sanctis e la cultura a Napoli nel secondo Ottocento

Francesco de Sanctis e la cultura a Napoli nel secondo Ottocento

Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e la partecipazione delle Università degli Studi di Napoli Federico II, dell'Aquila, di Barcellona, di Bari, di Cassino e del Lazio meridionale, di Firenze, del Molise, di Pisa, di Salerno, di Tor Vergata - Roma, di Torino, di Zurigo, della Società Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti in Napoli, della Società Napoletana di Storia Patria e del Parco Letterario "Francesco De Sanctis", a partire dal dicembre 2012 hanno avuto inizio le Celebrazioni per il bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis (1817-2017), protagonista indiscusso della cultura europea del secolo decimonono, patriota, uomo politico, meridionalista, riformatore dell'università italiana e illustre professore dell'ateneo federiciano.

Il comitato scientifico, coordinato dai professori Toni Iermano e Pasquale Sabbatino, ha redatto un ricchissimo programma scientifico e didattico. Convegni, seminari, restauro filologico-critico, pubblicazione delle opere digitalizzazione dei manoscritti di De Sanctis, fondazione della rivista internazionale "Studi desanctisiani" costituiscono i nuclei caratterizzanti delle iniziative proposte.

L'ultimo incontro del quarto ciclo di seminari affronta il tema "Francesco De Sanctis e la cultura a Napoli nel secondo Ottocento". Giovedì 30 maggio, alle 10, a Castel Nuovo, nella Sala Congressi della Società Napoletana di Storia Patria, intervengono Isabella Valente, De Sanctis e gli artisti napoletani del secondo Ottocento; Pasquale Sabbatino, "Ritrarre dal vero": pitture narrate di Napoli negli artisti-scrittori.

Nella conferenza Zola e L'Assommoir, afferma Pasquale Sabbatino, "il critico militante De Sanctis con una formidabile sintesi passa in rassegna le opere di Zola, il ‘pittore della corruzione parigina', e addita i quartieri bassi di Napoli, che sono in attesa dei pittori della corruzione e miseria della nostra città: ‘guardate Napoli. Napoli non ha ancora i suoi quartieri bassi? Non vi è mai giunta la voce di certi covili, dove stanno ammassati padri, figli, madri, senza aria, senza luce, tra lordure perpetue, cenciosi, laceri, scrofolosi, anemici?'. De Sanctis fa perno sul naturalismo dello scrittore francese per invitare gli scrittori italiani a guardare coraggiosamente nel ventre delle città della nostra penisola, - dove si annida la corruzione politica, sociale e naturale -, e, tra queste città, nel ventre di Napoli, visitando i quartieri bassi, studiando la miseria, dipingendo la storia sociale.

Al disgusto degli scrittori italiani, che si tengono lontani dai luoghi della miseria, De Sanctis contrappone il coraggio di Zola nel recarsi dove c'è l'inferno umano, tra puzzi e oscenità, vizi e mali, con l'obiettivo di rappresentarlo nella sua nudità. Poi il passaggio centrale, a mio avviso, in cui il critico militante usa volutamente il ‘noi', quasi a creare una rete tra la critica e la letteratura, tra i critici e gli scrittori, tutti ugualmente responsabili e colpevoli: ‘Nessuno di noi ha avuto stomaco di andare lì e studiare quella miseria: il disgusto ce ne allontana'. Contro la letteratura rinunciataria del disgusto De Sanctis propone la letteratura esplorativa del coraggio. Lo scrittore, sulle orme di Zola, attraverserà le città con l'animo di uno scienziato, con l'amore di san Francesco di Sales per i poveri e l'amore di Alfonso Della Valle di Casanova (fondatore dell'"Opera di assistenza de' fanciulli usciti dagli asili") per i bambini disagiati e con la tempra dell'artista&rdquo
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