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Giuseppe Patroni Griffi: il pathos della bellezza

Giuseppe Patroni Griffi: il pathos della bellezza

A distanza di sette anni dalla scomparsa la sua città ricorda la figura e l‘ opera d Giuseppe Patroni Griffi con una giornata di studi a lui dedicata, organizzata dall'Università Federico II e dal Master di secondo livello in Letteratura Scrittura e Critica Teatrale e che si terrà il 12 dicembre nell'aula 3 della sede centrale dell'Ateneo.

Nato a Napoli nel 1921 e morto a Roma il 15 dicembre 2005, Patroni Griffi rientra in quello stuolo di intellettuali partenopei che, come Giuseppe Marotta prima e Antono Ghirelli e Raffaele La Capria in tempi successivi, abbandonarono presto la città natale,forse perché porre le distanze da un luogo è il modo migliore per raccontarlo o forse perché consapevolidi quanto avara di riconoscimenti e di lodi sia sempre stata la città campana nei confronti di molti dei suoi ingegni migliori.

Peppino Patroni Griffi costituisce una figura di intellettuale poliedrico, spregiudicato nei modi e capace di spaziare in campo artistico dalla narrativa al cinema, dal teatro in prosa all'opera lirica, nelle vesti ora di scrittore, ora di sceneggiatore, ora di regista, tutte indossate con sicurezza econ un'innata classe che era forse il solo ricordo della sua origine aristocratica, che lo accomunava a quel Luchino Visconti con cui avrebbe mosso i primi passi nel mondo della cinematografia.

In qualità di regista ha firmato pellicole che hanno segnato la storia della cinema, si pensi solo a "Metti una sera a cena" del 1969 e "Addio fratello crudele" nel '71, dirigendo nel corso degli anni attori come Marcello Mastroianni, Florinda Bolkan, Charlotte Rampling, Elisabeth Taylor. Per la regia teatrale sono da ricordare almeno una celebre edizione televisiva della Tosca nel 1992 trasmessa in mondovisione e un'altrettanto celebre Traviata nel 2000 sempre in mondovisione da Parigi, per entrambi delle quali si aggiudicò l'Emmy Award.

Il convegno del 12 dicembre prossimo si propone di indagare i molteplici, significativi aspetti della produzione dello scrittore-regista nel corso di una giornata densa di interventi che cominceranno subito dopo i saluti di Massimo Marrelli, Rettore dell'Ateneo federiciano, e di Arturo De Vivo, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, e che si articolerà in tre sezioni presiedute rispettivamente da Patricia Bianchi, Pasquale Sabbatino e Giuseppina Scognamiglio. La produzione narrativa e quella teatrale, il controverso rapporto col cinema e quello con la sua città d'origine saranno alcuni dei filoni tematici passati in rassegna da un folto numerodi studiosi e giornalisti.

A partire da Giuseppe Merlino che si soffermerà su quella che fu la sesta opera narrativa dell'artista, "La morte della bellezza", che racconta l'iniziazione sentimentale ed erotica di due giovani sullo sfondo della Napoli decadente e distrutta del dopoguerra, mentre la vicenda divertente e delicata del "femminiello" Rosalinda Sprint, protagonista del romanzo Scende giù per Toledo sarà al centro della relazione di Armida Parisi, a cui seguirà quella di Francesco De Cristofaro intitolata "Cene delle ceneri. Un dispositivo funzionale prima, durante e dopo la rivoluzione".

Sull'esperienza di drammaturgo e regista di teatro e di cinema parleranno Toni Iermano ("Luce blu. I fondali
napoletani di Giuseppe Patroni Griffi); Valerio Caprara ("Addio film crudele. Un sofferto rapporto con il cinema"), mentre Patricia Bianchi e Giuseppina Scognamiglio si soffermeranno sulla struttura e suicontenuti della sua produzione drammaturgica: la prima, attraverso l'analisi della lingua ("Nel corpo delle parole. Il linguaggio del teatro di Patroni Griffi"), la seconda, mediante la disamina di una suapiècedell'83 ("La ‘cammurriata' di Giuseppe Patroni Griffi, autore sempre in cerca di personaggi").

La terza sessione di lavori sarà dedicata al conflittuale rapporto dell'autore con la città d'origine e al suo lascito letterario e artistico e vedrà gli interventi di Matteo Palumbo ("Requiem per Napoli"), Stefano De Stefano "(Patroni Griffi e un'eredità non sempre riconosciuta") e Pasquale Sabbatino ("La città violentata e le città indistricabili").

Bernardina Moriconi


Per informazioni:

www.criticateatrale.unina.it

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