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La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo

La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo

Anno 1966, i numerosi calciofili se lo ricorderanno per la disfatta della nazionale Italiana ai mondiali inglesi, contro la Corea del Nord del "dentista" Pak Doo Ik. Nello stesso anno, però, lo sceneggiatore e regista italiano Gillo Pontecorvo firma uno dei film "testimonianza" e di rivisitazione storica dell'epoca contemporanea: "La Battaglia di Algeri". Il film, interamente ambientato nella città di Algeri, ha vinto il Leone d'Oro come  Miglior Film alla 31ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1966.

Il film sarà proiettato giovedì 7 aprile 2011 alle ore 15, presso la Facoltà di Giurisprudenza della Federico II, aula 28 in via Porta di Massa nell'ambito del cineforum tematico "Cinema & Novecento. Vita, Storia, Diritto" che ritorna dopo un'interruzione di più di due mesi. Il cineforum è riservato ai soli studenti iscritti e a titolo del tutto gratuito.

Algeria, 1954-1960. Il popolo algerino, sotto la guida del Fronte Nazionale di Liberazione (FLN) lotta contro la dominazione coloniale francese per il raggiungimento dell'indipendenza. Nella capitale Algeri il centro della rivolta è il vecchio quartiere arabo della casbah, dove i combattenti del FLN si muovono protetti dalla popolazione. Il Fronte Nazionale di Liberazione adotta la tattica della guerriglia urbana, basata su imboscate e atti di terrorismo rivolti verso i cittadini francesi residenti nella zona europea della città.

Lo sfondo della pellicola è un perdurante colonialismo che non accetta di abbandonare le proprie manie di possesso sul continente africano, da cui prendono corpo le nascenti ambizioni di liberazione del popolo algerino. Scaturisce così il sanguinoso scontro tra i parà francesi e la resistenza del Fronte di Liberazione Nazionale che ha base nella già citata casbah di Algeri. Ponendo in essere un confronto storico-politico, si può evincere nella "Battaglia di Algeri" una evocazione tuttora modernissima per le evidenti assonanze con la questione palestinese dei nostri anni.

Tutto il film si dipana in un lungo flash-back. Infatti la pellicola si apre con un rastrellamento, nell'ottobre 1957, compiuto dai paracadutisti del colonnello Mathieu (Jean Martin)  per catturare uno dei capi della rivolta, asserragliatosi con un compagno, una donna e un ragazzo, in un nascondiglio segreto. L'unico superstite del Fronte di Liberazione Nazionale algerino è Alì La Pointe. Questi, in attesa della morte, ripercorre con la memoria gli avvenimenti nei quali diventerà portavoce del diritto alla libertà suo e del suo popolo.

Nei centoventi minuti che compongono il film si assiste ad una cronistoria della guerra di liberazione del popolo algerino nella quale percorsi individuali (Alì La Pointe) ed eventi collettivi (lo sciopero generale, gli attentati, gli scontri di piazza, ecc..) si intrecciano.

Nell'esaltazione del lotta del popolo algerino in nome della libertà contro un'ormai anacronistica e quanto mai nociva dominazione coloniale, il regista Gillo Pontecorvo colloca la sua opera sulla linea di demarcazione tra la dissimulazione e lavoro documentaristico, accentuando al massimo l'effetto di realismo ed autenticità storica.

Forte dimensione dinamica e drammatica, ricorso cospicuo al fermo-immagine e ai trong>piani ravvicinati e valorizzazione cinematografica dello scenario labirintico della casbah: questi gli elementi che possono riassumere didascalicamente la maestosità de "La Battaglia d'Algeri". (C. Crispino)


Per informazioni:
Facoltà di Giurisprudenza - aula 28 - via Porta di Massa, 32 - Napoli

www.giurisprudenza.unina.it

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