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Messaggerie Orientali. Il buddhismo tra immaginazione e realtà

Messaggerie Orientali. Il buddhismo tra immaginazione e realtà

Dalla sua nascita, tra il V e il IV sec. a.C., a oggi, il buddhismo si è diffuso gradualmente in tutta l'Asia. A partire dalla fine dell'Ottocento ha iniziato a propagarsi anche in America e, più recentemente, in Europa.
Complesso e variegato sin dalle origini indiane, entrando in contatto con culture diverse si è ulteriormente modificato e arricchito, in un
processo di reciproca influenza che è di straordinario interesse per la storia delle esperienze religiose, per la cultura in generale, per l'arte e per la filosofia. Il buddhismo, infatti, presenta una notevole capacità di adattamento che si riscontra raramente in altre esperienze
umane e, in particolare, religiose.

Il nucleo comune a tutte le tradizioni buddhiste è rappresentato da alcuni insegnamenti, variamente declinati nel corso dei secoli e nelle varie culture buddhiste. Tra questi vi sono anzitutto le Quattro Nobili Verità: la verità del dolore, dell'origine del dolore, della fine del dolore e della via che la realizza. Come risulta dalla narrazione agiografica della vita stessa del Buddha, si tratta, in realtà, di quattro campi di pratica, più che di dottrine filosofiche o affermazioni categoriche sulla condizione umana. In altre parole, il praticante buddhista dovrà realizzare nella propria esperienza una comprensione autentica, vale a dire non mediata da idee, preferenze e giudizi, dell'essenza stessa del "condizionato": dolore è tutto ciò che, nella propria esperienza, è transeunte, che esiste solo in relazione con altre cose, che, in quanto tale, non può dare in sé e per sé una gioia permanente. L'esperienza non giudicante e priva di paura del condizionato apre le porte all'Incondizionato e alla gioia permanente di cui esso è fatto. Ovviamente una comprensione intellettuale e raziocinante non è esclusa. In proposito è il caso di ricordare che il buddhismo ha contribuito notevolmente in India e poi in Asia proprio allo sviluppo della logica e dell'epistemologia. La realizzazione del nirvana o, in altre parole, della liberazione, però, è dovuta essenzialmente a un modo di vedere la realtà diverso da quello usuale, attraverso il superamento delle categorie ordinarie – seppur necessarie a un tempo – di soggetto e oggetto, di Sé e non-Sé, di io e altro, di spazio e tempo, di materia e non-materia ecc., visione che è resa possibile dalla pratica delle virtù (generosità, pazienza ecc.) e della meditazione.

Tradizionalmente autodefinitosi come "cammino di mezzo", il buddhismo cerca di operare sia sul piano della pratica religiosa sia su quello dottrinario la via intermedia tra ascetismo ed edonismo, eternalismo e nichilismo. Altro insegnamento importante e comune a tutte le tradizioni è quello relativo alla fusione di saggezza e compassione. Come tutte le grandi tradizioni sapienziali, anche il buddhismo punta alla trasformazione della mente umana, a decondizionarla dalle normali tendenze "mi piace/non mi piace". La liberazione è descritta spesso come una mente pura e luminosa, capace di abbracciare il mondo intero, ma il liberato non è nulla di straordinario, è una persona apparentemente qualsiasi, di buon senso – diremmo noi. Ciò che egli doveva realizzare, in effetti, era già a disposizione in lui, come il sole in cielo dietro le nuvole avventizie.

Francesco Sferra
Professore di Lingua e letteratura sanscrita
Università degli Studi di Napoli L'Orientale



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