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Musica e scienza tra natura e cultura: Renato Musto a Come alla Corte

Musica e scienza tra natura e cultura: Renato Musto a Come alla Corte

Il legame tra musica e scienza è, un centro segreto della nostra cultura. L'arte più ineffabile, figlia dell'ebbrezza panica, che nei riti iniziatici è voce ultraterrena e nel mito potere misterioso su uomini e natura, si incontra con il pensiero razionale. Questo legame segna la scienza moderna fin dall'inizio. L'idea platonica di un mondo ordinato dai principi matematici dell'armonia musicale diventa l'ideale di leggi empiriche semplici, trasparenti e formalmente coerenti.

Johannes Kepler, ritrova nei moti planetari, entro i limiti di approssimazione propri dell'orecchio umano, i rapporti numerici posti da Pitagora a base dell'armonia. Galileo Galilei, come già suo padre Vincenzo, musico e teorico musicale, cerca le basi dell'armonia non nei puri numeri ma nella fisica. La visione delle armoniose oscillazioni di due pendoli, con un rapporto razionale tra le frequenze, diventa per lui un modello per la consonanza sonora. Ma la danza dei suoni si è rivelata ben più complessa.

Jean Philippe Rameau indica nella presenza di più suoni puri in una singola nota la base dell'armonia musicale. Da allora matematici e fisici hanno studiato le frequenze tipiche di ciascuno strumento consentendo di capirne il tono, modificarlo e, oggi, simularlo con un sintetizzatore. É l'inizio della visione ondulatoria della natura che dopo gli sviluppi dell'elettromagnetismo giungerà a descrivere l'atomo come un sistema dotato di proprie frequenze di oscillazione.

La crisi del sistema tonale, che anticipa quella della fisica classica, inizia con Richard Wagner, proprio quando Hermann Helmholtz ha chiarito le basi fisiologiche oltre che fisiche della musica colta occidentale. Il gusto per musiche non dominate dai principi tonali o del tutto atonali, la nascita di nuove teorie musicali, il contatto con culture musicali diverse porta anche la scienza ad interrogarsi sul ruolo che la cultura ha nel concreto farsi di un'arte universale come la musica, nelle diverse situazioni storiche e individuali.

Per rispondere a questa domanda, e ad analoghe sul ruolo della musica nell'evoluzione umana, occorre pensare all'organo dove le armonie si formano, il cervello. I recenti progressi della neurobiologia, dovuti anche alle immagini cerebrali ottenute con metodi non invasivi, mostrano che una frase musicale viene elaborata, nei diversi elementi, temporali, melodici, timbrici etc., da una complessa attività cooperativa di aree diverse del cervello, da quelle limbiche, legate al piacere, alla area di Broca che analizza la sintassi musicale.
L'importanza delle funzioni associative e il ruolo della plasticità cerebrale, evidente nel consistente sviluppo delle aree motorie e uditive legate all'esercizio musicale, riporta il problema dell'armonia alla prima infanzia.

Le capacità musicali mostrate dai bambini fin dai primi mesi e la spontanea musicalità della relazione, ritmica, melodica e gestuale, tra l'infante e la madre confermano l'idea di un istinto musicale innato. Ma il bambino assimila la musica della propria cultura in un periodo caratterizzato da intense esperienze libidiche e da un tumultuoso sviluppo delle sinapsi. L'intreccio tra assimilazione culturale e processo naturale di crescita porta ad una profonda identificazione dell' individuo con la sua cultura. Per cui appare lecito pensare che in questi momenti della prima infanzia vadano cercate le connessioni tra storia biologica e culturale, che ci aiuteranno a rispondere alle nostre domande.

Renato Musto
Professore di Fisica Teorica Università Federico II
dal 'Corri
ere del Mezzogiorno
'

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