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Esplosiva e svestita: è la supernova scoperta dagli scienzati italiani
Viene chiamata supernova l'esplosione stellare che sembra risultare nella creazione di una nuova stella nella sfera celeste. Il prefisso "super" la distingue da una nova, la quale è anch'essa una stella che aumenta la sua luminosità, ma in maniera nettamente minore e con un meccanismo diverso.
Una supernova è l'unico meccanismo naturale conosciuto per produrre gli elementi più pesanti del ferro (tra cui cobalto, uranio, nichel, piombo, iodio, tungsteno, oro e argento), che si formano nell'atmosfera sfruttando l'enorme energia di profusione a disposizione. Vengono definite deboli o forti, nude o vestite queste stelle di grande massa che esplodono al termine della loro evoluzione. Le supernovae nude e deboli sono tra le più difficili da individuare.
Grazie a un telescopio tutto italiano, il Telescopio Nazionale Galileo presente alle Canarie e a un gruppo di astronomi cresciuti nel nostro Paese, le cose sono però cambiate: insieme hanno individuato una stella che presenta tutte le caratteristiche tipiche di supernova nuda e debole. Uno dei protagonisti della ricerca è Enrico Cappellaro, direttore dell'INAF – Osservatorio Astronomico di Padova ed intervistato da Urania, notiziario settimanale di astronomia e astronautica. Nell'intervista, lo studioso italiano tenta in maniera chiara e di facile comprensione per tutti, di descrivere il fenomeno della supernovae. In uno stralcio della sua intervista si sofferma appunto sulle conseguenze più immediate della scoperta delle supernovae nude: "Noi conosciamo due categorie principali di esplosioni di stelle: una ha a che fare con l'esplosione di stelle massicce, e un'altra con l'esplosione di stelle di più piccola massa in sistemi binari. Questa seconda categoria è quella che viene utilizzata per misurare le distanze nell'universo. La supernova che abbiamo studiato sembrava appartenere a questa ultima categoria e ciò era un problema perché rispetto alle altre supernovae era di tipo debole: andava così contro uno dei principali requisiti di queste stelle cosiddette indicatori di distanza, quello di avere tutte la stessa luminosità. Noi però abbiamo studiato a fondo le sue caratteristiche e alla fine abbiamo stabilito che la giusta categoria è in realtà la prima, quella delle esplosioni di stelle massicce, rimettendo così le cose a posto."
Un lavoro eccellente svolto dai ricercatori italiani, "premiato" con la pubblicazione sul più importante giornale scientifico internazionale, Nature, un riconoscimento alla genialità italiana che sempre più spesso viene esportata all'estero per mancanza di risorse o veri e propri istituti di ricerca nel nostro paese. (C.Crispino)
Redazione
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