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Cura dell'Alzheimer: la speranza passa per l'Ateneo
Partono da Napoli le nuove speranze per la cura del Morbo di Alzheimer.
È un gruppo di ricerca della Divisione di Farmacologia del Dipartimento di Neuroscienze, della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Ateneo, guidato dal professore Lucio Annunziato e dalla ricercatrice Anna Pannaccione, a firmare il prestigioso studio nel campo della ricerca sul Morbo di Alzheimer, lavoro che ha ottenuto la pubblicazione sull'autorevole rivista americana "Molecular Pharmacology", la più prestigiosa rivista nell'ambito della farmacologia molecolare e organo ufficiale della Società americana di farmacologia.
La rilevanza scientifica del lavoro è stata ulteriormente sottolineata dal fatto che l'editore ha invitato il prof. Abbott, della Cornell University di New York, uno dei massimi esperti dei canali del potassio, a commentare con un articolo nello stesso numero della rivista "Molecular Pharmacology" le prospettive terapeutiche future nella Malattia di Alzheimer che si sono aperte in seguito al lavoro messo a punto in Ateneo.
Malattia caratterizzata da un processo degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule del cervello, l'Alzheimer colpisce 18 milioni di persone al mondo, di cui 600.000 solo in Italia. Non esistono, ad oggi, farmaci capaci di guarire la malattia o prevenirla, sono difatti attualmente disponibili soltanto medicinali in grado di curare i sintomi e di ritardare gli effetti, ma non di ridurre il suo progredire.
"L'Alzheimer - spiega il professore Annunziato - è caratterizzato dal progressivo accumulo nel cervello di una particolare proteina, la ƒÒ-amiloide (ƒÒA1-42), responsabile della morte delle cellule cerebrali, con la conseguente alterazione o distruzione di diverse funzioni a cui fanno seguito la perdita di memoria, la confusione mentale, il disorientamento spazio-temporale, cambiamenti di umore ed ancora difficoltà nel parlare".
I ricercatori dell'Ateneo hanno evidenziato con originalità la possibilità di intervenire sui meccanismi che sono alla base della malattia. Hanno dimostrato, infatti, come i neuroni cerebrali che vanno incontro a morte presentano un rilevante aumento del numero e della funzione di un particolare tipo di canale del potassio denominato Kv3.4. La loro sovraespressione determina un'eccessiva fuoriuscita di potassio dalle cellule favorendo la morte dei neuroni nella malattia di Alzheimer.
Questa osservazione scientifica ha spinto i ricercatori dell'Ateneo a bloccare l'attività di tale canale utilizzando una tossina naturale, la BDS-1, estratta da un organismo marino presente nel Mediterraneo, l'Anemone solcata. Un intervento farmacologico che ha rallentato significativamente la morte dei neuroni.
Ricerche innovative che aprono nuove prospettive terapeutiche di intervento farmacologico, accanto ad altre strade che vengono attualmente percorse dai ricercatori di numerose industrie farmaceutiche multinazionali.
"Un lavoro - commentano i ricercatori - che potrà dar luogo a progetti finalizzati tesi allo sviluppo di farmaci innovativi che possano riprodurre le azioni farmacologiche della tossina estratta dall'Anemone solcata. A tal proposito va sottolineato che la ricerca condotta è stata finanziata anche con fondi forniti dal Ministero della Salute attraverso la Regione Campania".
Sarà cruciale, dunque, nei prossimi anni, il reperimento di nuove risorse finanziarie per finalizzare tali ricerche allo scopo di sint
etizzare e sviluppare farmaci attivi su questo nuovo bersaglio molecolare identificato e condurre studi in vivo su animali geneticamente modificati e successivamente poi sull'uomo.
"Gli interventi strategici del Piano Operativo Regionale (POR) 2007-2013 - si augura il prof. Annuziato - potranno essere di notevole aiuto per il raggiungimento di questo obiettivo". (a.m.)
Per informazioni:
www.neuroscienze.unina.it
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