Verdone, medico mancato, racconta perché verrà premiato dall'Ateneo

Verdone, medico mancato, racconta perché verrà premiato dall'Ateneo

Tutto pronto in Ateneo per l'arrivo di Carlo Verdone. Il regista verrà in Ateneo per ricevere la "laurea doloris causa", un riconoscimento particolare che la Facoltà di Medicina e Chirurgia ha deciso di conferire al famoso attore e regista romano già chiamato, lo scorso 12 febbraio, a inaugurare l'edizione 2007 di Porte Aperte dell'Ateneo.

Con un'intervista registrata Verdone salutò la platea degli studenti accorsi alle giornate dedicate all'orientamento universitario, dispensando utili consigli sulla scelta universitaria e anticipando al professore Luciano De Menna, direttore del Softel e responsabile di Porte Aperte, per l'occasione nella veste di giornalista, la sua presenza in Ateneo il 16 marzo.

Riproponiamo uno stralcio dell'intervista del professore De Menna a Verdone, proiettata all'inaugurazione di Porte Aperte 2007, in cui il regista racconta i perché di questo riconoscimento.

È nota a tutti la sua passione per la medicina. Mi domando è stata forse una mancanza di orientamento a farle scegliere Lettere e Filosofia e ad impedirle, di conseguenza, una carriera da medico?

"La medicina è da sempre legata alla mia figura. Una leggenda metropolitana narra di Carlo Verdone famoso ipocondriaco. In realtà io sono stato, e forse continuo ad essere, un ipocondriaco come tanti ma ciò che mi differenzia è una certa abilità nel rappresentare alcuni stati patologici, soprattutto quelli legati alle ansie e alle depressioni, perché ho dedicato all'argomento buoni film. In realtà da ragazzo ho sempre avuto una grande passione per la medicina. La mia casa era sempre frequentata da grandi medici, amici dei miei genitori. Mi colpiva la capacità diagnostica di questi medici vecchio stampo, quelli che un tempo erano i medici di famiglia che con pochi sguardi al paziente già tiravano fuori la diagnosi. Fui molto affascinato da queste figure ma ho deciso di non fare medicina perché ahimè sono terrorizzato dal sangue e dai cadaveri. Non vario mai retto le lezioni di anatomia alle quali sarei dovuto necessariamente andare. Purtroppo questa paura mi ha frenato".

Però la leggenda metropolitana vuole anche che lei sia un bravo medico autodidatta.

"Sì, infatti questa passione ho continuato e continuo a coltivarla. Io sono una persona sana ma, come tutti, ho le mie magagne, piccole cose che però mi hanno portato a sperimentare negli anni dei farmaci. Inoltre ho messo a frutto la mia insonnia, per cui la sera, prima di riuscire ad addormentarmi, studiavo testi di medicina. Per cui, alla fine, da autodidatta mi sono fatto una buona cultura in campo medico. Vi devo rivelare, ma non vi spaventate, che ho circa 60 pazienti, soprattutto persone del mio ambiente lavorativo, che la sera mi chiamano chiedendomi una diagnosi. Telefonano agli orari più improbabili chiedendo se disturbano e io rispondo come Raniero di Viaggi di Nozze: "No, non mi disturbi affatto". Mi raccontano il loro problema e io consiglio la diagnosi. Devo dire di non avere mai sbagliato niente né nella diagnosi né nella cura. Però a tutti dico sempre di telefonare al proprio medico per chiedere conferma, non vorrei mai fare disastri. Insomma da questa mia passione per ora ho avuto grandi soddisfazioni, ho fatto diagnosi anche molto raffinate e credo di avere sviluppato negli anni un buon occhio diagnostico. In fondo il mio vero mestiere è molto simile a quello del medico: in quell'ora e t
re quarti che appaio sullo schermo, sono un farmaco antidepressivo privo di aspetti collaterali.
E in questo, soprattutto, continuo la mia vocazione da medico".

Allora la aspettiamo alla Facoltà di Medicina il 16 marzo quando saremo felici di darle quella che lei ha definito la "laurea doloris causa".
"Verrò molto volentieri a Napoli, città che adoro anche perché ce l'ho nel sangue. Mio padre è nato da genitori misti: madre senese e padre napoletano. Verdone è un cognome napoletano, mio nonno era un chimico di Napoli morto nella prima guerra mondiale. Per cui un piccolo legame di sangue con la città c'è. Verrò con molto piacere alla Federico II per ricevere questo dovuto riconoscimento, perché alla fine, con questa mia passione, ho fatto anche del bene. L'ho voluta chiamare laurea doloris causa perché quando riesco a togliere un dolore, un'ansia, un problema fisico o psichico a uno dei mie amici per me è una grande gioia, come se un mio film fosse andato bene. Ci vediamo dunque il 16 marzo e cercherò per l'occasione di dare a tutti prova della mia discreta preparazione medica, per dimostrare di meritarmi questa laurea doloris causa".

Appuntamento dunque, venerdì 16 marzo nell'Aula Magna "F. Salvatore" della Facoltà di Medicina e Chirurgia in via Pansini 5 a partire dalle ore 11.30, con Carlo Verdone.

Sarà possibile seguire l'evento in diretta anche via web all'indirizzo: www.dol.unina.it


Redazione

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