Visualizzatore

Briciole di pane

Viewer Portlet

L'intelligenza: una dura e lenta conquista o fattore innato?

L'intelligenza: una dura e lenta conquista o fattore innato?

Il fattore intelligenza rappresenta per gli studiosi una questione estremamente complessa e controversa e, soprattutto, ancora in via di definizione.

Innumerevoli e spesso contraddittorie sono le soluzioni raggiunte dagli scienziati della mente che ancora oscillano tra la considerazione dell'intelligenza quale fattore innato e la convinzione che quest'ultima sia il frutto di una dura e lenta conquista.

‘Cambridge Handbook of Expertise and Expert Performance' (ossia il Manuale di Cambridge della Perizia e dell'Eccellenza) è il titolo di uno studio condotto dalla prestigiosa Università di Cambridge e pubblicato di recente sulla rivista New Scientist. Secondo i risultati della curiosa ricerca l'intelligenza va coltivata e il successo si raggiunge solo mediante lo studio e la costante applicazione.  In particolare per distinguersi dalla massa occorre l'1% di predisposizione di base, il 29% di ottima formazione e ben il 70% di esercizio. Questi, secondo i ricercatori inglesi, i numeri di genialità ed eccellenza.

Anche Anders Ericsson, professore di psicologia alla Florida University, sostiene con decisione che l'intelligenza trasmessa attraverso i geni incide pochissimo sulla vita futura degli individui, per poterla valorizzare occorre infatti un'appropriata istruzione.

Inoltre, Eric Candel della Columbia University ha dimostrato, attraverso una ricerca da premio nobel pubblicata nel 2000, che uno studio intensivo incrementa il numero e la consistenza delle connessioni neurali legate alle capacità di memoria. Un impegno mirato contribuisce infatti a creare nel nostro cervello una vera e propria rete neurale della conoscenza.

Infine, i ricercatori avvertono: le sinapsi neurali devono essere tenute in costante allenamento, in caso contrario rischiano, infatti, di atrofizzarsi cominciando progressivamente a perdere colpi in relazione ai processi di sintesi e di problem-solving. Proprio per tenere allenate le sinapsi neuronali Ryuta Kawashima, neuroscienziato giapponese, ha sviluppato per una nota console della Nintendo il videogioco Brain Training.

Gli esercizi previsti (tra cui anche una sessione di Sudoku) servono proprio a tenere in forma il cervello. Il gioco, raccomanda Kawashima, deve essere usato ogni giorno, al termine del quale verrà registrato il punteggio ottenuto e fissato l'obiettivo da raggiungere il giorno successivo. (al.in.)



Redazione

c/o COINOR: redazionenews@unina.it |redazionesocial@unina.it

F2 Magazine – Università degli Studi di Napoli Federico II testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli. Aut. n. 41 del 5/11/2019

Offset

Menù di navigazione