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Briciole di pane
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Laurea sì, ma senza valore legale
L'ipotesi di abolire il valore legale della laurea per sbloccare il mercato del lavoro è stata paventata nuovamente in questi giorni come misura necessaria per favorire l'avvicinamento tra università ed aziende.
Con l'espressione "abolizione del valore legale" si vuole intendere non la privazione dell'efficacia del titolo di studio o la sua eliminazione quale requisito indispensabile per l'accesso a professioni o impieghi, ma l'abbandono dell'attuale sistema di equiparazione da parte dello Stato del titolo rilasciato dagli atenei, che mette sullo stesso piano le lauree indipendentemente dai programmi seguiti dallo studente per completare il corso e dalla conseguente preparazione acquisita.
Oggi laurearsi in un ateneo piuttosto che in un altro ha lo stesso valore. Non esiste cioè un criterio di valutazione per misurare la preparazione di un laureato in base all'università di provenienza. Se venisse meno il valore legale del titolo, secondo alcuni, sarebbe il mercato del lavoro a premiare i laureati che provengono dalle università più serie.
C'è chi come Francesco Gavazzi sul Corriere della Sera immagina l'abolizione del valore legale del titolo come uno degli impegni della maggioranza che verrà fuori dalle elezioni del prossimo aprile. "Per migliorare la qualità delle nostre università –scrive- l'unico modo è metterle in concorrenza l'una con l'altra. Per arrivarci bisogna abolire il valore legale della laurea, come in Gran Bretagna, dove le università sono le migliori d'Europa".
Secondo il presidente della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), Piero Tosi, invece, "la ricorrente affermazione secondo la quale l'abolizione del valore legale del titolo di studio rappresenterebbe la panacea di tutti i mali del sistema superiore della formazione appare superficiale e ingannevole". Il valore legale del titolo di studio, secondo Tosi, è fondato su due pilastri: l'ordinamento didattico nazionale, che fissa le caratteristiche generali dei corsi di studio e dei titoli rilasciati, e l'esame di Stato, che ha la funzione di accertare il possesso di determinate conoscenze e competenze.
Una "terza via" fra abolizione e mantenimento sarebbe praticabile, come suggerisce lo stesso presidente della Crui: l'introduzione dell'accreditamento dei corsi, al quale la Conferenza dei Rettori sta lavorando con il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario. (apis)
Per informazioni:
www.crui.it
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