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Trinchera, il martire dell'opera buffa
Sarà dedicato a Pietro Trinchera, commediografo, librettista, impresario e poeta, il seminario a cura di Gianni Cicali, Professor of Italian Theater alla Georgetown University, e Pasquale Sabbatino, coordinatore del Master in Drammaturgia e Cinematografia. L'incontro, dal titolo "Trinchera, il martire dell'opera buffa", si terrà martedì 12 aprile 2016, alle 14.30, presso l'aula multimediale 342 del Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II.
Trinchera, con alterni giudizi, è nella lista degli autori dialettali napoletani più importanti. «Dopo gli studi di Croce, Prota-Giurleo e altri, - afferma Gianni Cicali - ai giorni nostri Trinchera è entrato nelle collane Einaudi di teatro, nello specifico quella curata da Roberta Turchi per il Settecento, e negli studi di Franco Carmelo Greco che pubblica Trinchera all'interno di un ampio saggio sul teatro a Napoli».
Negli ultimi vent'anni Trinchera è stato studiato non solo in Italia, ma anche all'estero, come documentano gli studi di Cicali che propone una possibile e diversa lettura delle stratificazioni drammaturgiche e dei destinatari del suo teatro.
Durante il seminario saranno analizzate la formazione di Trinchera e le sue strategie drammaturgiche. Particolare attenzione sarà dedicata all'adattamento di Eduardo De Filippo de "La Moneca fauza", commedia in tre atti e due intermezzi scritta da Trinchera e circolata manoscritta a Napoli nel 1726.
«Lo scopo dell'adattamento - continua Cicali - è tradurre per una compagnia moderna un testo pensato per un pubblico di due secoli prima, e in un contesto sociale, storico ma anche linguistico molto particolare come quello del viceregno austriaco di Napoli. L'intenzione non appare quella di restituire un testo filologicamente, perché altrimenti Eduardo avrebbe lavorato come dramaturgo ponendosi tra testo originario e regista, un ruolo certamente inferiore e non appropriato per il grande autore di Filumena Marturano. Da notare che il dialetto usato da Eduardo è in larga parte quello di Trinchera, con degli aggiustamenti oculati e necessari che mantengono lo spirito, aggiornandolo linguisticamente. De Filippo mira a conservare uno degli aspetti fondamentali del testo, la lingua, anche in direzione dell'uso che se ne farà al teatro Bracco. Un'operazione quasi minimale, per certi aspetti, ma fondamentale».(c.s.)
Redazione
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