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Napoli e il viaggio in Europa tra cinquecento e seicento

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Napoli e il viaggio in Europa tra Cinquecento e Seicento è il tema del Laboratorio "Scritture di viaggio tra Letteratura e Storia", a cura di Annunziata Berrino e Pasquale Sabbatino, che si terrà mercoledì 6 aprile, alle ore 14.30, presso la Società Napoletana di Storia Patria (Castel Nuovo).

L'incontro sarà introdotto dai saluti di Renata De Lorenzo, Presidente della Società Napoletana di Storia Patria. Proseguiranno gli interventi di Leonardo di Mauro e Pasquale Sabbatino dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Seguirà, con Lidia La Rocca e Giuseppe Riccio, la visita dei nuovi allestimenti permanenti del Museo Civico in Castel Nuovo, curati da Isabella Valente.

Nell'Europa del Cinquecento e del Seicento il viaggio in Italia si diffonde progressivamente tra l'artistocrazia e l'alta borghesia, alla ricerca del paese reale, dei paesaggi, della storia e delle opere d'arte. Durante il Seicento l'Italia diviene meta ambita e privilegiata dell'istruzione del Grand Tour, il viaggio laico di formazione intrapreso dai giovani nobili. Tra le città d'Italia più visitate dai viaggiatori europei si attesta Napoli, le cui trasformazioni sono state descritte minuziosamente da storici e letterati.

«Scopo del laboratorio – afferma Pasquale Sabbatino – è indagare le scritture di viaggio relative a Napoli, dalle descrizioni alle relazioni, dai ritratti alle guide per i forastieri, le quali, intrecciandosi con i resoconti storici, le biografie degli artisti, le vedute e le piante urbanistiche, raccontano in vario modo la trasformazione di Napoli da città "gentile" a metropoli. Tra le scritture di viaggio ha un buon incremento il filone dedicato alla Napoli sacra, fatta di chiese, conventi, santi e reliquie, in particolare san Gennaro e il suo sangue, tradizioni religiose e credenze popolari, su cui Giordano Bruno nel "Candelaio" riversa la sua ironia. Inoltre le guide per i forastieri rincorrono le voci degli abitanti, forniscono materiali lessicali utili per disegnare la geografia socio-linguistica della città e diventano libri per sentire il parlato dei napoletani. Tali guide, rese ancora più preziose dal continuo arricchimento iconografico, non sono più libri per vedere la città ma libri da vedere e da conservare, un souvenir da collocare bene in vista nello scaffale della biblioteca del viaggiatore».

Ad illustrare la storia di Castel Nuovo, da reggia fortezza angioina a cittadella vicereale, sarà Leonardo Di Mauro. «Erroneamente noto a molti come "Maschio Angioino", Castel Nuovo – spiega Leonardo Di Mauro – è uno dei monumenti più noti, descritti e raffigurati di Napoli. Fu edificato da Carlo I d'Angiò per essere la nuova Reggia di un Regno appena conquistato e per sottolineare il ruolo di Napoli come nuova capitale al posto di Palermo. La reggia angioina, in cui erano tra l'altro affreschi di Giotto e che era ben nota ai letterati presenti allora a Napoli come Boccaccio, venne quasi completamente distrutta durante la guerra per essere poi ricostruita da Alfonso il Magnanimo nelle forme che conosciamo dall'architetto catalano Guillermo Sagrera (Sala dei Baroni). Sede attuale del Museo Civico e di istituzioni culturali, nel corso del XVI il castello per essere adeguato alle moderne tecniche di difesa imposte dalle nuove armi da fuoco fu circondato da una cinta bastionata demolita agli inizi del XX secolo e riaffiorata in parte con i lavori della stazione della metropolitana di piazza Municipio. Al tempo stesso per creare un residenza comoda e moderna per il viceré Toledo fu costruito ai margini dei giardini reali un palazzo, in seguito noto come Palazzo Vecchio, a cui nel 1600 fu affiancata la grande mole del Palazzo Reale. Con i restauri condotti da Filangieri all'inizio del Novecento Castel Nuovo ha preso la forma attuale».


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