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Meccanismo molecolare della sindrome di Wilson: nuovi scenari terapeutici
Il meccanismo molecolare che porta all'accumulo di rame nel fegato nella sindrome di Wilson è stato chiarito da una ricerca scientifica condotta dal gruppo del Dottor Roman Polishchuk del Tigem di Napoli in collaborazione con il gruppo del Professore Piero Pucci del Dipartimento di Scienze Chimiche della Università Federico II e del CEINGE. I risultati dello studio sono stati recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista Hepatology.
La malattia di Wilson, è una malattie genetica a carattere autosomico recessivo associata ad una mutazione nel gene codificante per la proteina ATP7B, deputata al trasporto ed alla secrezione del rame in eccesso dalle cellule epatiche verso i dotti biliari. Il cattivo funzionamento di questa proteina comporta un accumulo tossico di rame nel fegato con conseguenti gravi disfunzioni a livello epatico e cerebrale.
I risultati ottenuti dai Ricercatori napoletani hanno dimostrato che la proteina ATP7B mutata è ancora in grado di operare come trasportatore del rame ma viene trattenuta per un certo tempo nel reticolo endoplasmatico (ER) e successivamente rapidamente degradata. I Ricercatori napoletani hanno individuato due proteine, p38 e JNK, coinvolte nella degradazione di ATP7B. L'inibizione di queste proteine ad opera di farmaci già utilizzati in terapia clinica per altre patologie riduce fortemente la degradazione di ATP7B ripristinando la normale secrezione di rame e riducendo le sue concentrazioni intracellulari a valori normali.
Queste scoperte indicano le proteine p38 e JNK come potenziali targets terapeutici per la cura della malattia di Wilson aprendo per la prima volta promettenti scenari per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per quelle patologie connesse con problemi di traffico intracellulare.
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