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La morte della bellezza
"La morte della bellezza" ritorna al Ridotto del Mercadante. Dal 7 all'11 ottobre 2015 in programma la rassegna Storie naturali e strafottenti dalle opere di Giuseppe Patroni Griffi.
Primo dei due spettacoli riproposti al pubblico, "La morte della bellezza", ritorna dopo il successo dello scorsa stagione e il debutto a Milano nel corso del Festival Illecite Visioni al Teatro dei Filodrammatici. Lo spettacolo trae il nome dall'omonimo romanzo di Griffi, ed è diretto dalla regia di Benedetto Sicca, che ne è anche interprete insieme a Mauro Lamantia. Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Zaira de Vincentiis, il disegno luci di Marco Giusti. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli.
Dei cinque titoli che debuttarono con successo lo scorso annovengono riproposti al pubblico "La morte della bellezza" (7 – 11 ottobre) e "La notte blu del tram" (4 – 8 novembre) per la regia di Pino Carbone.
"La morte della bellezza" è considerato il romanzo capolavoro di Giuseppe Patroni Griffi. Narra la storia romantica e crudele, tenera ed erotica tra due giovani ragazzi turbati da un'irresistibile attrazione fisica e sentimentale. La vicenda è ambientata a Napoli nello scenario desolante di una città in guerra, dove divampa l'amore tra Lilandt, un insegnante italo-tedesco, rimasto solo, dopo la morte dei genitori, ad abitare una grande villa ormai in sfacelo, e Eugenio, un bellissimo liceale napoletano. E' scritto nel destino che i due debbano cercarsi nella città devastata e trovarsi nelle pieghe del loro essere. Nelle pagine del libro la storia della passione giovanile si intreccia con la descrizione di una città ferita e in lotta per la vita. «La morte della bellezza – scrive nelle sue note Benedetto Sicca – non si può mettere in scena, non si può "adattare" e non si può ridurre. La morte della bellezza si deve leggere. Però lo si deve leggere! Per conoscere la limpidezza e la preziosità con cui Peppino Patroni Griffi (chiamarlo Giuseppe sarebbe fargli un torto, soprattutto per chi lo ha conosciuto) ha narrato le vicende di Eugenio e Lilandt, ha raccontato il loro amore ed ha attraversato l'oscenità con un linguaggio così alto ed aulico da renderla lirica e, sopra tutto, normale. Il romanzo è, infatti, anche un dialogo tra l'autore ed un modo di vivere la sodomia e l'amore omosessuale pieno di sensi di colpa, di paure e di complessi di inferiorità rispetto all'amore, così detto, normale. Attraverso il personaggio di Eugenio, che Patroni Griffi aveva già inaugurato nel racconto del 1948 dal titolo "La notte blu del tram", l'autore sembra essere tornato a riflettere, circa quaranta anni dopo, su quanto la struggente palpitazione che si prova nella scoperta dell'amore, non debba essere oggetto della propria vergogna, ma di un processo di conoscenza che porta alla libertà, alla bellezza ed alla vita. Anche se i personaggi del romanzo non risolvono tutti i propri dubbi e le proprie paure, il modo in cui Patroni Griffi ne descrive le emozioni ed i desideri più viscerali sembra parlare, in tal senso, di una revisione delle proprie pulsioni giovanili, liberate dal peso del condizionante perbenismo borghese.
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