Briciole di pane

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Non solo cosa mangiare, ma quando: la dieta mediterranea e l’orologio biologico

Sinergia tra endocrinologia e fisiologia metabolica. Nuova piramide alimentare dal lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Università Federico II

"piramide"

La dieta mediterranea non cambia solo forma, ma anche tempo. Accanto alla qualità degli alimenti si introduce infatti una nuova variabile: l’orario dei pasti. È questo il cuore della nuova piramide alimentare proposta dall’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (ADI) e dalla Società italiana di endocrinologia (SIE), che integra i principi della crononutrizione con il modello mediterraneo tradizionale.

Le rassegne stampa degli ultimi giorni, da la Repubblica ad Ansa, fino al Messaggero, hanno raccontato soprattutto l’aspetto più intuitivo della cosiddetta “cronodieta mediterranea”: mangiare carboidrati nelle ore del giorno e privilegiare proteine e verdure la sera. Ma dietro questa indicazione c’è una trasformazione più profonda del modo in cui la scienza guarda alla nutrizione.

La crononutrizione parte da un presupposto chiave: il metabolismo non è uguale durante tutto l’arco della giornata. Ormoni, sensibilità all’insulina e utilizzo dei nutrienti seguono ritmi circadiani regolati dall’orologio biologico. Pertanto concentrare l’apporto calorico nelle prime ore del giorno, quando l’organismo è più efficiente nel gestire glucosio e energia, può migliorare il controllo del peso e ridurre il rischio metabolico.

Un aspetto di cui si parla meno, ma di grande importanza, riguarda ciò che accade dentro le cellule, in particolare nei mitocondri, le centrali energetiche dell’organismo. Secondo la letteratura recente, il corretto allineamento tra alimentazione e ritmi biologici favorisce la cosiddetta flessibilità metabolica, cioè la capacità del corpo di passare facilmente dall’utilizzo dei grassi a quello degli zuccheri in base alla disponibilità energetica. Quando questo sistema funziona bene, i mitocondri riescono a modulare l’ossidazione dei nutrienti, mantenendo equilibrio energetico e limitando accumulo di grasso e infiammazione. Al contrario, pasti irregolari o consumati molto tardi, possono creare una sorta di “disallineamento metabolico”, che nel tempo favorisce obesità, diabete e altre malattie croniche.

In questo senso la nuova piramide non propone solo un elenco di alimenti, ma un modello di sincronizzazione tra dieta e fisiologia. I carboidrati e sono suggeriti soprattutto tra colazione e pranzo, quando la sensibilità insulinica è più alta. La sera, invece, spazio a proteine leggere, verdure e alimenti che favoriscono il sonno, come latticini, frutta secca e semi.

Anche il concetto di cronotipo entra nella nuova impostazione: le persone mattiniere tendono ad aderire meglio alla dieta mediterranea, mentre chi ha ritmi più serali tende a mangiare tardi e a saltare la colazione, comportamenti associati a maggiore rischio metabolico.

Il messaggio che emerge dalla nuova piramide è quindi più ampio di una semplice “dieta con orari”. La dieta mediterranea, già considerata uno dei modelli nutrizionali più efficaci per prevenire malattie cardiovascolari e metaboliche, si evolve in una strategia integrata dello stile di vita, che combina qualità del cibo, tempi dei pasti, sonno e attività fisica.

In altre parole, la tradizione mediterranea aveva già intuito ciò che oggi dimostra la scienza: per stare bene non conta solo cosa mangiamo, ma anche l’ora in cui scegliamo di farlo.

La nuova piramide nasce dal lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Università Federico II, pubblicato su Current Nutrition Reports: Annamaria Colao, Giovanna Muscogiuri, Maria Pina Mollica e Giovanna Trinchese – insieme a Luigi Barrea dell’Università Pegaso, nell’ambito della collaborazione tra le due società scientifiche guidate dai presidenti Barbara Paolini (ADI) e Diego Ferone (SIE). Il punto di forza del progetto è proprio la sinergia tra endocrinologia e fisiologia metabolica: da un lato lo studio degli ormoni e dei ritmi circadiani, dall’altro i meccanismi della flessibilità metabolica e il ruolo dei mitocondri nella gestione dell’energia cellulare.