Cosa succede a un mozzicone di sigaretta dopo 10 anni?
Cosa succede a un mozzicone di sigaretta dopo 10 anni?
Pubblicata sulla rivista internazionale Environmental Pollution, una nuova ricerca condotta dal Dipartimento di Agraria
Tutti sappiamo che abbandonare un mozzicone di sigaretta per strada o nel terreno è un gesto dannoso per l’ambiente. Tuttavia, fino a poco tempo fa, si sapeva relativamente poco su cosa accadesse davvero a questo piccolo rifiuto nel lungo periodo. Una nuova ricerca coordinata dal gruppo del professor Giuliano Bonanomi, del Dipartimento di Agraria, ha finalmente fornito una risposta scientifica a questa domanda.
Lo studio rappresenta la prima analisi empirica su scala decennale mai realizzata su questo tema. Per dieci anni i ricercatori hanno monitorato le trasformazioni chimiche, microbiologiche e tossicologiche dei mozziconi di sigaretta nel suolo, osservando passo dopo passo come questi rifiuti si comportano nel tempo. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Environmental Pollution, offrono elementi di grande interesse per comprendere meglio l’impatto ambientale di uno degli scarti più diffusi al mondo.
Uno dei risultati più significativi riguarda la persistenza dei filtri. Molte persone pensano che, con il passare degli anni, il mozzicone si degradi completamente nel terreno. In realtà lo studio dimostra che non è così. I filtri delle sigarette sono composti principalmente da acetato di cellulosa, un materiale plastico che non si biodegrada facilmente. Anche dopo dieci anni i ricercatori hanno osservato che il filtro non scompare, ma si frammenta progressivamente. Le fibre si trasformano in minuscole particelle sferoidali invisibili a occhio nudo, microplastiche che restano nel suolo per tempi molto lunghi e che possono potenzialmente entrare nella catena alimentare.
Un altro aspetto emerso riguarda il comportamento dei microrganismi del suolo. Per degradare i residui del filtro, batteri e funghi cercano di utilizzare il materiale come fonte di carbonio. Tuttavia, l’acetato di cellulosa è povero di nutrienti essenziali, in particolare di azoto. Per riuscire a scomporre il mozzicone, i microrganismi sono quindi costretti a prelevare azoto dal terreno circostante, creando una competizione con le piante e con altri organismi. Questo processo può portare a un temporaneo impoverimento del suolo, alterando gli equilibri nutrizionali dell’ecosistema.
La ricerca ha inoltre individuato un fenomeno sorprendente nella dinamica della tossicità nel tempo. Si tende a pensare che un mozzicone sia più pericoloso appena spento, quando rilascia nicotina e altre sostanze chimiche. Lo studio ha invece evidenziato un secondo picco di tossicità dopo circa cinque anni. In questa fase, quando il filtro inizia a rompersi fisicamente e a frammentarsi, si verifica un nuovo rilascio di sostanze nocive accumulate nelle fibre. Si tratta di una vera e propria “seconda ondata” di inquinamento che colpisce gli organismi del suolo a distanza di anni dall’abbandono del mozzicone, un dato particolarmente importante per la valutazione del rischio ecologico.
Nel corso del monitoraggio decennale i ricercatori hanno osservato anche cambiamenti significativi nella comunità microbica del suolo. La presenza dei mozziconi agisce come una sorta di filtro ecologico: molte specie di batteri e funghi tendono progressivamente a scomparire, mentre sopravvivono e proliferano solo pochi microrganismi specializzati, capaci di tollerare o sfruttare le sostanze presenti nel filtro. Il risultato è una riduzione della biodiversità del suolo, con possibili conseguenze sul funzionamento degli ecosistemi terrestri.
Nel complesso, i risultati dello studio mostrano con chiarezza che il mozzicone di sigaretta non è un rifiuto biodegradabile ma un inquinante persistente. Nel corso degli anni cambia forma, si frammenta in microplastiche, altera la chimica del suolo e continua a rilasciare sostanze tossiche.